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MOTIVATED REASONING - PERCHÉ NON CAMBIAMO IDEA?

Il "motivated reasoning", ovvero ragionamento motivato, è il meccanismo per cui sembra che qualsiasi fatto, pur definitivo, chiaro, provato che sia, non smuove l'idea del mio interlocutore che possa essere amico, parente, genitore o collega.
Addirittura la persona che ho di fronte mi oppone un altro fatto senza base logica, presunto, ridicolo, quasi un'invenzione, per trincerare la sua idea e il suo comportamento.

I costi del voler avere ragione a tutti i costi

Perché pensiamo di avere ragione anche quando abbiamo torto?

Immagina per un momento di essere un soldato. Sei nel mezzo di una battaglia, non importa in che epoca, non importa per cosa tu stia combattendo, o contro chi, o perché; nemmeno importa se tu sia effettivamente dalla parte “dei buoni o dei cattivi” (del resto la storia la scrivono i vincitori, no?). Tu sai di essere dalla parte della ragione ( che tu abbia ragione o no) ed inoltre, ciò che è certo, è che l’adrenalina scorre potente in te e le tue reazioni sono istintive. Sei in balia di riflessi rudimentali e primitivi ed hai un unico scopo: vincere! Per questo motivo DEVI: difenderti, autoconservarti e sconfiggere il nemico (e non importa chi egli sia, né per cosa combatta; ciò che conta è che lui è dall’altra parte della barricata, per questo potrebbe farti soffrire e quindi … deve essere abbattuto!)

Bene, ora che hai questa immagine in mente sei pronto per… accantonarla. Ma solo per un attimo.

Pensiamo allo spunto narrativo offerto dal film “Il sospetto” (2012, diretto da Thomas Vinterberg).

Lucas, il protagonista, è un uomo separato di mezza età che lavora come educatore nell’asilo nido in un piccolo paesino danese. È stimato e ben visto da chiunque sino a che l’equilibrio si infrange e, d’improvviso, la sua esistenza è costretta a prendere una brusca (e terribile) svolta. Una bambina che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato ed una piccola delusione infantile daranno, infatti, vita ad una mistura dagli effetti dirompenti. Pochi ingredienti di una (innocente) bugia travolgeranno la placida esistenza di Lucas che, in men che non si dica, finirà schiacciato entro la morsa di un'ingiusta accusa per pedofilia. 

La regia riesce a rendere perfettamente un concetto: quello di “ingiusta giustizia” e volubilità ( nonché volatilità) della verità*.

Da qui lo spunto di riflessione: perché le persone attorno a Lucas si dichiaravano così convinte che lui fosse colpevole?

In questo caso non si trattava di una necessità di “trovare un capro espiatorio”, l’accusa della massa non è il mezzo per sfogare la propria frustrazione. Non vi era cattiveria ma, al contrario, le persone GENUINAMENTE credevano che lui fosse colpevole ed hanno pensato bene di infilarlo in una rete da cui gli fosse impossibile liberarsi, una rete di “colpevolezza sino a prova contraria” (ma rendendosi ciechi dinanzi alle prove contrarie)…ma perché?

La psicologia cognitiva ha la risposta!

è accaduto a causa di un meccanismo cognitivo chiamato “ragionamento motivato”. Si tratta di una strategia mentale di cui spesso ci serviamo (inconsciamente) per ridurre la dissonanza cognitiva**. La tendenza della mente umana è, infatti, quella di ancorarsi alle proprie credenze (talvolta a dispetto anche delle evidenze) invece di riflettere razionalmente sull’accuratezza dei giudizi. Spesso e volentieri noi non ricerchiamo obiettivamente informazioni ma, al contrario, cerchiamo solo evidenze che confermino ciò di cui siamo già convinti. Il nostro cervello, infatti, ha la tendenza a convergere su giudizi che riducono al minimo la percezione di emozioni negative per questa ragione, nel tentativo di evitare il disagio psicologico, quando ci troviamo di fronte ad informazioni ed idee che non si accordano con le nostre credenze, si attiva dentro di noi una sorta di “modalità difensiva” che fa sì che  tutte le informazioni che “ci danno torto” vengano percepite come nemici. Nemici che, poiché rischiano di farci soffrire, desideriamo solo eliminare o mettere a tacere.

Vi fa venire in mente qualcosa questo atteggiamento? Non è forse la strategia autoconservativa che contraddistingue la struttura mentale del soldato che abbiamo immaginato all’inizio?

Forse (mi auguro) a nessuno di voi sarà capitato di trovarsi in una situazione grave come quella del protagonista di questo film, eppure tutti noi (a ben rifletterci) ci siamo idealmente trovati a combattere da entrambe le barricate. Siamo stati Lucas e siamo stati “gli altri”, siamo stati soldati nel torto e soldati nella ragione. Per quanto si dica che la verità sia “relativa al parlante”, non possiamo negare che talvolta vi siano state “evidenze” che abbiamo (volutamente o inconsciamente) ignorato, né possiamo ignorare che tutti noi, ciascuno nel proprio piccolo, conduca spesso e volentieri una battaglia per la propria ragione (a tutti i costi), che ragione (obiettiva) vi sia o meno.

Ci comportiamo da soldati perché siamo attaccati alle nostre idee e cerchiamo di difenderle, e proprio come un soldato abbiamo in mente un solo obiettivo: eliminare la ragione dell’altro laddove la sua ragione entra in contrasto con la nostra ("Se è dall’altra parte della barricata rischia di farmi soffrire, per questo io devo eliminarlo!”)***

Un ruolo diverso

Ora facciamo un altro gioco, immaginate di vestire panni diversi: quelli di uno Scout****. Il compito dello Scout, a differenza del soldato non è quello di attaccare o difendere, il suo compito è quello di comprendere. Egli mappa il terreno, identifica ostacoli potenziali. Lo scout, ad esempio, è quello che pensa ad un’idea per attraversare il fiume, laddove non vi sono ponti e più d’ogni altra cosa egli vuole conoscere ciò che effettivamente c’è attorno nella maniera più accurata possibile.

Sia il soldato che lo scout sono due ruoli necessari nell’esercito e noi possiamo pensare a questi due ruoli come a due differenti mindset, due differenti impostazioni mentali per affrontare i problemi, le liti, le discussioni.

Perché le persone agiscono da soldato? La risposta è: per colpa delle emozioni. Il mindset da soldato  spinge emozionalmente  a difendersi, laddove la motivazione di chi riesce a relazionarsi con il mindset da scout punta alla verità, punta al cercare di ritrarre la realtà anche quando è sgradevole o non conveniente farlo, non per prevalere sull’altro a tutti i costi, ma per capire cosa c’è realmente lì.

Anche lo scout è spinto dalle emozioni istintive ma le orienta in maniera differente. Lo scout è: curioso, prova piacere nello scoprire nuove informazioni. Ogni indizio è un pezzo di verità di qualcosa che prende forma come fosse un puzzle, un rebus che si prova piacere a risolvere, non un ostacolo da abbattere ad ogni costo. Lo scout si sente intrigato quando scopre qualcosa che contraddice le sue aspettative. è aperto a valori differenti e non pensa sia una debolezza se qualcuno gli fa cambiare idea, ma la flessibilità e l’apertura mentale sono la sua forza. Lo scout pensa “potrei avere sbagliato ma questo non significa che sono stupido”.

Questo non significa “avere idee da voltabandiera” ma è un discorso relativo al modo in cui percepiamo le informazioni che non si accordano con le nostre credenze. Dovremmo sentirci fieri di aver riconosciuto un errore anziché vergognarci quando sentiamo di aver sbagliato riguardo a qualcosa, intrigati invece che difensivi quando incontriamo informazioni che contraddicono le nostre credenze. Comportarsi da scout può fare la differenza perché può significare riuscire a giudicare accuratamente, e giudicare accuratamente ci porta a prendere decisioni migliori. Laddove il soldato costruisce muri e barricate lo scout erige ponti, dove il soldato aggredisce e distrugge, lo scout cerca di comprendere e costruisce.

Ponetevi una domanda: quando mi confronto con qualcuno in cosa spero… spero di confermare le mie credenze o cerco di capire realmente come stanno le cose?


*Ad esempio: a nulla serviranno le evidenze che potrebbero attestare l’innocenza del protagonista, così come a nulla serviranno le parole stesse della bambina che, ad un tratto, confesserà persino di avere mentito ( e alla quale verrà risposto che “è stato un grosso trauma che ha rimosso” non è che non è successo è che "non te lo ricordi"). L’intera cittadina è, infatti, convinta di detenere la verità in pugno e qualunque indizio (persino quelli che potrebbero scagionarlo) diviene una prova  da rivoltare ed usare in suo sfavore per perorare la causa contro “Lucas il Pedofilo

**si parla di “dissonanza cognitiva” quando un individuo sperimenta un disagio psicologico nel momento in cui nella sua mente percepisce due rappresentazioni mentali come  contraddittorie tra loro (siano esse idee, giudizi, pensieri, emozioni, visioni del mondo). Quindi tendiamo inconsciamente ad arginare la dissonanza cognitiva mettendo in atto varie strategie. Un esempio è quello della “volpe e l’uva”.

***Ad esempio: pensate ad una persona genuinamente attaccata al proprio partito politico: quando il suo team sbaglia va alla ricerca di motivazioni e giustificazioni per comprendere ciò che c’è alla base dell’errore (“siamo umani, tutti possiamo sbagliare!"). Ma se “gli altri sbagliano”…. ? O pensa di leggere un articolo in cui si approfondisce qualcosa di un po’ controverso, ad esempio pensiamo ad un argomento come potrebbe essere “la fecondazione assistita”. Se tu sei contro la fecondazione assistita e la ricerca vuole dimostrare che la fecondazione assistita è dannosa allora quell’articolo sarà ben studiato e le motivazioni che adduce saranno valide e scientifiche. Qualora invece l’articolo riportasse uno studio in favore della fecondazione assistita sicuramente inizieresti a pensare che sia mal disegnato, poco rappresentativo o addirittura falsato. Questo perché i nostri giudizi sono inconsciamente influenzati da “quale informazione vorremmo vincesse” ed il vero problema è che in tutto ciò noi pensiamo “genuinamente”, nel senso che noi pensiamo realmente di essere oggettivi e non ci accorgiamo di travisare la verità e di deviare i nostri giudizi.

****Scout = termine anglosassone che nel contesto militare indica il ruolo di “soldato esploratore”.