©2019 by Testimoni di Geova Consapevoli.

PARTE 1

Storia di un'interpretazione

La Bibbia afferma il principio “un giorno per un anno” in Numeri 14:34 ed Ezechiele 4:6. Non viene però detto che sia applicabile per tutte le profezie.

- Il principio “un giorno per un anno” è diventato un principio grazie al Rabbi Akiva Ben Joseph, un erudito ebraico del I/II secolo E.V.

- Nel IX secolo E.V. alcuni rabbi ebraici applicarono questo principio alle profezie di Daniele, e cominciarono a calcolare gli anni corrispondenti ai “sette tempi”. Ognuno di loro (Nahawendi, Saadia Ben Joseph, Solomon Ben Jeroham, Rashi, Abraham Bar Hiyaa Hanasi) trovò la propria interpretazione della durata di questi anni e del loro termine. Nessuna data risultò corretta.

- Il primo commentatore cristiano ad utilizzare questo principio è stato Gioacchino da Fiore(1130-1202 E.V.). Anche lui individuò una data di inizio per i “sette tempi”, un periodo di lunghezza (1260 anni) e una data di fine, ma anche questa data non era esatta.

- Successivamente decine di commentatori cristiani cominciarono a dare la loro interpretazione, puntualmente incompiuta in base agli avvenimenti storici.

- Un evento sembrò confermare alcune interpretazioni: la Rivoluzione Francese. Alcuni particolari di quel periodo erano stati “predetti” dal pastore Robert Fleming Jr. L’anno 1798 venne considerato la data finale del periodo di 1260 anni, e il clima burrascoso dell’epoca venne interpretato come perfettamente applicabile al periodo degli “ultimi giorni”, di cui parla la Bibbia. Riviste, libri e conferenze che parlavano delle profezie bibliche si diffusero in tutto il mondo.

- All’inizio del 1800, John Aquila Brown fu il primo a designare la durata dei sette tempi come un periodo di 2520 anni. Secondo lui questi anni erano iniziati dal primo anno di Nabucodonosor (604 a.E.V.) e sarebbero terminati nel 1917 E.V. Brown non collegò i “sette tempi” di Daniele con i “tempi dei Gentili” di Luca.

- Nel 1826 William Cuninghame collegò i 2520 anni con i “tempi dei Gentili”. Da questo momento in poi decine e decine di punti di inizio e di fine di questo periodo vennero fissati.

- Il primo a menzionare l’anno 1914 fu Edward Bishop Elliott. Il periodo cominciava nel 606 a.E.V. (anno di ascensione di Nabucodonosor).

Successivamente, un ruolo fondamentale venne svolto da William Miller, un predicatore che fondò il movimento del Secondo Avvento. Egli puntava al 1843/1844 come data del secondo avvento di Cristo. Gli anni passarono, ma nulla accadde: lo stesso Miller dovette ammettere di avere sbagliato qualcosa. Tra i suoi seguaci, però, alcuni continuarono a sostenere la data annunciata da Miller, dicendo che Gesù era effettivamente tornato, ma in maniera invisibile. Questi seguaci si riunirono in un movimento, ora noto come Avventisti del Settimo Giorno.

- Gli anni successivi videro un proliferare di nuove date fissate da varie branche di seguaci di Miller. Tra questi ci fu Nelson Barbour, ex seguace di Miller, che dopo la delusione del 1844 aveva perso la fede. Successivamente però individuò un’ulteriore interpretazione del periodo profetico, che prevedeva la data del 1873/1874 come sua conclusione. Anche quest’anno venne e passò, ma Gesù non arrivò. Barbour allora, nel suo giornale L’Araldo del Mattino, sostenne che Cristo era tornato in maniera invisibile. Nel 1875 pubblicò la sua cronologia, che prevedeva il 1914 come data termine dei “tempi dei Gentili”.

- Questa interpretazione fu accettata dal giovane Charles Taze Russell, che a quel tempo aveva iniziato a studiare approfonditamente la Bibbia insieme ad altri avventisti. Russell, successivamente, si staccò da Barbour e iniziò il proprio movimento: gli Studenti Biblici.

- Nel 1889, Russell indicò 7 conseguenze del termine dei “tempi dei Gentili”: 

  • il regno di Dio sarebbe stato stabilito sulla terra, 

  • Cristo sarebbe diventato il condottiero del regno, 

  • chi faceva parte del “corpo di Cristo” sarebbe stato glorificato, 

  • la città di Gerusalemme sarebbe stata liberata dalla dominazione dei Gentili, 

  • la cecità di Israele sarebbe stata eliminata, 

  • la “grande tribolazione” avrebbe raggiunto il suo culmine e i “nuovi cieli e nuova terra” sarebbero stati riconosciuti dalle nazioni 

  • prima di quella data il regno di Dio avrebbe rovesciato le nazioni in maniera visibile.

Russell sostenne che queste date erano “date di Dio”. 

L’inizio del 1914 arrivò e Russell, non vedendo l’adempimento delle sue profezie, cominciò ad essere più cauto nelle sue affermazioni e pronto ad ammettere i suoi errori.

- Un avvenimento, però, cambiò tutto: l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Questo caos mondiale fece tornare fiducia a Russell nella sua interpretazione. Nonostante questo, la Guerra finì nel 1918, e nessuna delle 7 profezie di Russell si era avverata.

- Nel 1916, Russell morì e Joseph Rutherford divenne il suo successore alla guida del movimento che successivamente prese il nome di Testimoni di Geova. Nel 1922 Rutherford fece quello che gli Avventisti del Settimo Giorno e Nelson Barbour avevano fatto in precedenza: sostenne che Cristo era tornato, ma in maniera invisibile, proprio nella data del 1914 predetta da Russell, quando aveva istituito il suo Regno nei cieli.

Successivamente Rutherford spostò alcune date e cominciò ad associare gli avvenimenti profetici con una serie di eventi invisibili, accaduti nel reame spirituale dal 1914 al 1918. Queste interpretazioni, sono ancora considerate valide dai Testimoni di Geova.